Il vento che nel resto del Paese spinge verso l’alto il partito di Matteo Salvini, riuscirà ad inclinare dalla parte del Carroccio anche la Svp? 
Quelli della Lega sono convinti che al governo della regione, stavolta, ci andranno loro. Cosa probabile a Trento, ma per quanto riguarda Bolzano bisogna ovviamente spiegare che la formula “andare al governo” significa essere assunti a titolo etnico in una giunta dominata in lungo e largo dalla Svp: partito forse in calo di consensi, non certo di potere. A Bolzano, insomma, continuerà a non muoversi foglia che la Stella Alpina non voglia. La domanda diventa così questa: la Lega rappresenta davvero un partner apprezzabile, affidabile, e perciò addirittura auspicabile? Un partner, in altre parole, capace di sostituire il consueto alleato, quello finora in grado di fornire l’italiano “buono” per completare l’esecutivo? 
Come ognuno sa, questo alleato e questo italiano “buono” la Svp li ha sempre scelti non badando troppo ai numeri, ossia ai voti o alle preferenze. La qualità dirimente era dettata in larga misura dal grado esplicito di “autonomismo” del quale quell’alleato in generale e quell’italiano in particolare avrebbero dovuto fregiarsi prima di assumere le competenze residue o spettanti. Ecco allora la famigerata conventio ad excludendum nei confronti di alcune forze politiche italiane di destra, cangianti nel nome ma non nella sostanza, accusate a torto o a ragione (molto più a ragione che a torto, per dir la verità) di non essere compatibili o integrabili nell’unica cornice autonomistica riconosciuta come valida. Inutile perciò lo strepito e il “disagio” di sentirsi negletti nonostante l’appoggio della maggioranza degli italiani. Sempre bocciati al patentino di autonomismo (addirittura più ostico del già difficilissimo patentino di bilinguismo), quei partiti dovevano fermarsi davanti al cancello o al portone con su scritto l’ordine riservato in certi negozi ai cani: du musst draußen bleiben!
Stavolta sulla felpa vedremo un’aquila tirolese, un vaso di gerani, un piatto di canederli fumanti
Ok, ma la Lega? La Lega un tempo aveva radici federaliste, autonomiste, addirittura indipendentiste (ancorché piantate nel fondo più immaginario che reale delle terre attraversate dal fiume Po). Con Salvini si è poi convertita al credo “sovranista”, ma il suo nazionalismo, seppur fascistoide e infatti apprezzato dalle squadracce di CasaPound, non ha ancora assunto i tratti che potremmo definire da figlio della lupa
Veramente “romana”, la Lega, non diventerà forse mai, benché il suo incistamento nel tessuto molle del potere capitolino, da almeno due decenni, non la renda davvero diversa dagli altri partiti italiani. Il rischio di essere esclusa per motivi di “stile” è comunque piuttosto basso. Inoltre offre il grande vantaggio di avere in lista personaggi di spessore così esiguo, e talmente contenti di limitarsi a sfilare nella parata, da risultare manipolabili senza sforzo. Sarà allora interessante seguire il discorso del grande Capitano, quando tornerà per farsi i selfie assieme al popolo dei suoi adoratori, e decrittare i segnali che lancerà verso via Brennero. Stavolta Salvini ometterà di oltraggiare l’evidenza? “Sono sceso alla stazionedisse una voltae mi sembrava di essere a Beirut”. Bolzano è pur sempre il capoluogo della provincia più ricca d’Italia – riconoscerà per accreditarsi la benevolenza di chi l’amministra da sempre – e, chissà, stavolta sulla felpa vedremo un’aquila tirolese, un vaso di gerani, un piatto di canederli fumanti. Intanto la Svp può permettersi di stare alla finestra e valutare senza fretta se, dopo il 21 ottobre, sia davvero arrivato il momento di cambiare tutto affinché tutto resti come prima.
(Gabriele Di Luca, salto.it, 22.09.2018)