Commento ad una lettera di Fausto Biloslavo su “Il Giornale” (01.11.2018):

Caro presidente Giuseppe Conte,

sarà sicuramente preso da questioni più urgenti, ma fra pochi giorni il nostro Paese celebra il 4 novembre. Non è solo la «festa» delle Forze armate, ma anche il giorno dell’unità nazionale e, pochi se lo ricordano, l’anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale.

Vittoria? Siamo proprio sicuri di voler usare questo termine? Qualcun altro in Europa potrebbe dire che siamo saltati sul carro dei vincitori “in area Cesarini”…

Cento anni dopo il grande sacrificio per la Patria il 4 novembre rischia di passare senza il video istituzionale che valorizza le nostre Forze armate. O peggio con lo spot riciclato degli ultimi due anni, «Noi per voi», dei bimbi sorridenti, che suonerebbe francamente stucchevole.

Quando sento il termine “patria” mi vengono i brividi e ripenso alle parole di don Lorenzo Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.”.

Quanti innocenti sono stati mandati al massacro per difendere le patrie? o meglio gli interessi economici di pochi…

Certo a lei questo piace, la morte e la violenza, e immagino dalle sue parole che goda a vedere persone che si massacrano… forse senza tutto questo la sua vita non avrebbe senso… Triste!

Solo Lei può ribaltare questa incresciosa situazione, che sfiora la vergogna.

Quale vergogna?

Palazzo Chigi o meglio, il Dipartimento per l’informazione e l’editoria del sottosegretario Vito Crimi, ha bocciato lo spot, che avrebbe dovuto andare in onda sulle tv nazionali per rendere onore ai nostri militari. I 30 secondi ad effetto sono stati giudicati troppo «combat», come se i soldati italiani dovessero venire rappresentanti alla stregua di crocerossine che danno il cinque ai bambini. E bastassero le cerbottane per difendere la Patria o intervenire nei conflitti.

No le cerbottane non bastano… Sopratutto finchè ci sarà in giro gente che la pensa così! E poi è risaputo che le armi risolvono il problema dei conflitti e della violenza! Guardate il nostro mondo: tanti eserciti, tante armi, tante guerre… e ci sentiamo più sicuri? Ma su una cosa le devo dare ragione… I soldati non sono “crocerossine”!

Il 26 ottobre 1918, l’8° Armata italiana, ricevette un ordine di due righe semplice ed efficace, dopo anni di sangue versato: «Avanti, passate il Piave e portate con le nostre bandiere sulle Alpi, i destini d’Italia». Cent’anni dopo non abbiamo il coraggio di mostrare che i soldati italiani, oltre a portare le caramelle ai bambini, sanno combattere e usare le armi?

E ci mancherebbe altro… l’Italia spenderà, a fine 2018, 25 miliardi di Euro in armi e difesa: l’8,6% in più, soprattutto per nuove armi, ma anche per l’appoggio a programmi nucleari. Ma facciamo finta che questo non conti… Le cariche della prima guerra mondiale furono un’ “inutile strage” (Benedetto XV) e per portare le “sue bandiere” migliaia di italiani persero la vita, assieme a uomini e donne di tutto il mondo.

E per cosa? Per difendere la patria o gli interessi della monarchia sabauda e del capitalismo nostrano?

Il video era stato realizzato dal precedente governo e già censurato dall’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che l’aveva abbandonato in un cassetto. Un motivo in più per dimostrare il «cambiamento» di passo, che tanto sottolinea, del suo governo. Soprattutto tenendo conto che il video è stato tirato fuori dalla naftalina, rimontato e fortemente voluto dall’attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

Alle anime belle forse sembra strano vedere che i militari sparano, combattono e versano il sangue proprio e altrui come il filmato rende magistralmente seguendo le toccanti parole di Soldier, la famosa poesia di un veterano del Vietnam. Strofe senza tempo, che sono adatte a qualsiasi militare degno di questo nome: «Sono andato dove gli altri non volevano andare. Ho portato a termine quello che gli altri non volevano fare. Ho sentito il freddo morso della paura. Ho gioito per un tenero abbraccio d’amore. Ho vissuto quei momenti che gli altri mi dicono sia meglio dimenticare. Ma quando giungerà la mia ora agli altri potrò dire che sono orgoglioso per tutto quello che sono stato: un soldato».

“Sono andato dove non dovevo andare, forse avrei fatto meglio a non andare ad uccidere donne, bambini, vecchi… un intero popolo che a me non aveva fatto niente!

Ho portato a termine ciò per cui i miei amici, forse più umani ed onesti, sono fiuggiti in Canada, in Messico o sono in prigione e pagano per le loro scelte…

Ho sentito solo la mia paura… di quella dei vietnamiti non mi importava…

Ho gioito rubando “amore”, stuprando, massacrando, umiliando…

Ho vissuto momenti che non riesco a dimenticare… per questo mi trovo in una struttura di cura, un “manicomio militare”.

Ho vissuto momenti che vorrei dimenticare per tornare a vivere e potermi guardare ancora allo specchio!

E quando giungerà la mia ora sarò solo felice (non orgoglioso!) e, spero, che Dio abbia pietà di me per ciò che sono stato spinto a fare!

Solo una cosa vorrei tornare ad essere: un uomo!”

Non possiamo vergognarci delle immagini del basco amaranto della Folgore, dei nostri caduti in guerre non vinte come l’Afghanistan, dei militari in versione operativa, che non hanno niente da invidiare agli eserciti di altri Paesi.

Folgore? Dopo tutto quello che è successo vuole seriamente giocarsela così? (https://www.vice.com/it/article/5989xx/fascismo-para-folgore-esercito-italiano)

Dalla truppa ai generali questo spot piace a tutti perché una volta tanto non si spacciano i soldati per simpatici boy scout con la mimetica. Il manifesto ufficiale del 4 novembre è già un esempio di questo buonismo ad oltranza con il militare che aiuta la vecchietta o salva un bimbo dal mare, ma guai a far vedere un’arma da qualche parte. I nostri soldati sembrano una specie di protezione civile rafforzata piuttosto che gli uomini delle Forze armate. In realtà è proprio l’addestramento «combat» e le operazioni in prima linea che permettono ai militari di intervenire a casa nostra per garantire sicurezza o nei disastri naturali. Sembra quasi impossibile scrollarsi di dosso lo stereotipo dell’intervento di pace in stile Ong o di poliziotti in mimetica per «Strade sicure», ma vanno bene anche questi aspetti, se non si censura il video «combat» delle Forze armate per il 4 novembre.

Certo a lei piace l’uomo in mimetica che fà saltare le cervella al prossimo… lo abbiamo capito! Certo Signor Biloslavo, immagino che a lei da ex (?) militante fascista queste cose piacciano parecchio… 

Non sarà casuale che lo spot bocciato lanciato ieri via twitter dallo Stato Maggiore della Difesa abbia totalizzato in poche ore 50mila visualizzazioni. E mezzo milione di volte è stato cliccato sui social nelle versioni più o meno lunghe. Perché non mandarlo in onda sulle tv nazionali per mostrarlo a tutti? Così saranno gli italiani a decidere se lo spot è bello o brutto, se valorizza le Forze armate oppure no.

La censura del video troppo «combat» è uno schiaffo non solo ai vivi che nelle stellette ci credono, ma pure ai morti, dai caduti del Piave ai ragazzi tornati a casa in una bara avvolta nel tricolore dalle «guerre» di pace degli italiani in Somalia, Iraq, Afghanistan.

Lo abbiamo capito… a lei la parola “combat” piace parecchio! Ma ci risparmi la retorica delle bare, dei tricolori e dei “nostri ragazzi”! Tutti eroi? Mah… In Somalia ci siamo distinti! Lì non abbiamo, portato “caramelle e sorrisi” ma ben altro come scariche elettriche ai genitali, violenze fisiche e psicologiche, stupri “al naturale” o con oggetti, perfino la distruzione gratuita delle abitazioni… Bravi ragazzi!

Caro Presidente Conte, basta con i tabù. In tempi di disordine mondiale vale ancora di più l’antica citazione latina: «Si vis pacem, para bellum». Se non l’ha già visto, di ritorno dall’India si prenda 30 secondi per lo spot, che avrebbe dovuto ridare l’orgoglio alle nostre Forze armate cento anni dopo la Grande guerra. E lo faccia mandare in onda per tutti i soldati italiani, di ieri e di oggi.

Non lo faccia Presidente Conte! Cerchi piuttosto di sottolineare come una cultura della pace possa prevenire i conflitti, di come una più giusta ridistribuzione delle risorse del pianeta aiuti ad arginare i conflitti, di come i giovani non debbano lasciarsi irretire dalla demagogia della guerra e dai suoi “profeti di odio”.

don Paolo Zambaldi