BRASILIA-ADISTA. Il 12 aprile, la Commissione Pastorale della Terra (CPT) dell’episcopato brasiliano ha presentato il 34° rapporto annuale sui conflitti agrari nel 2018. Il rapporto, che raccoglie dati sulle violenze subite nelle campagne brasiliane dai lavoratori (compresi popoli indigeni, quilombolas e altri popoli tradizionali), registra un aumento dei conflitti del 3,9%: dai 1.431 del 2017 ai 1.489 nel 2018. Circa 1 milione le persone coinvolte, con un incremento del 35% rispetto al 2017, quando le persone interessate sono state 708.520. La maggior parte di questi conflitti sono concentrati nella regione amazzonica. E se si rileva una diminuzione del numero dei morti a causa delle violenze per la terra, si deve prendere atto dell’aumento degli omicidi fra i leader della lotta agraria.

Molto preoccupante il dato sui conflitti a causa dell’approvvigionamento idrico: il rapporto CPT mostra che il 2018, con 276 casi registrati, è l’anno con il più alto numero di conflitti per l’acqua dal momento in cui la CPT, nel 2002, ha iniziato la raccolta separata sui conflitti territoriali. 73.693 sono state le famiglie coinvolte in 276 conflitti di questo tipo; per l’85% si tratta di comunità tradizionali. Il numero di conflitti è superiore del 40% rispetto al 2017 e quello delle famiglie coinvolte, superiore del 108%.

2.307 famiglie – un numero superiore del 59% rispetto a quello del 2017 – sono state espulse dalle terre che occupavano senza un ordine giudiziario di sfratto. I responsabili dell’espulsione, afferma il rapporto, sono generalmente fazendeiros, uomini d’affari, presunti proprietari che, da soli, o con l’aiuto di protettori armati o con interventi illegali della polizia, costringono le persone a lasciare lal terra che abitano e coltivano.

A nome della presidenza della Conferenza episcopale dei vescovi brasiliani (CNBB), il vescovo ausiliare di Brasilia e segretario generale dell’organizzazione, dom Leonardo Steiner, ha dato il benvenuto ai partecipanti presenti al lancio del rapporto. È importante, ha detto, riflettere sull’aumento della violenza nel Paese e ha sottolineato che questa non è una preoccupazione solo della Cpt, ma di tutta la Chiesa brasiliana, attenta ai problemi che affliggono indigeni, i quilombolas, i ribeirinhos (popolo tradizionale del Sudamerica, che vive in prossimità dei fiumi e che ha come attività principale di sostentamento la pesca), i senza terra.