Venticinque anni fa moriva uno dei più noti autori e illustratori di libri per bambini al mondo. Suo figlio Huck. “Mio padre a Verona non sarebbe mai andato”

 

Il verme Zigo Zago, il sergente Multa, il gatto Sandrino, il maiale Sansovino, l’ippopotama Hilda Hippo. A molti di voi, soprattutto a chi è nato tra gli anni Settanta e Novanta, questi nomi ricorderanno qualcosa, faranno venire in mente le grandi pagine di libri pieni di animali di ogni specie e grandezza. Li creò l’immaginazione di Richard Scarry (1919-1994), uno dei più noti autori e illustratori di libri per bambini al mondo, un americano del Massachusetts trasferitosi poi in Svizzera, a Gstaad, che si fece conoscere proprio per aver dato vita e illustrato quella serie di personaggi molto buffi e particolari, “antropomorfizzati”, che guidano automobili, che fanno incidenti, che lavorano e indossano i vestiti come se fossero degli uomini. La sua serie più nota ha come protagonisti gli abitanti della città di Sgobbonia (Busytown nella versione originale inglese) da cui vennero poi realizzati dei cartoni animati – “Il fantastico mondo di Richard Scarry”– e molte delle sue illustrazioni contengono anche disegni precisi di meccanismi complessi, come le manovre di una barca a vela o di un aereo da combattimento.

Scarry, morto venticinque anni fa quasi ottantenne, “non sarebbe mai andato al Congresso mondiale sulla famiglia di Verona” – spiega all’HuffPost suo figlio, Huck Scarry, durante la 56/a edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (che quest’anno ha ben 1.442 editori provenienti da 80 Paesi del mondo) – perché è stato il primo a scrivere (e a mostrare ai bambini) di famiglie alternative, a parlare e a mostrare la diversità come normalità, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dalla religione. Nei suoi libri, tutti pubblicati in Italia da Mondadori (sono più di di duecento milioni le copie vendute nel mondo), fu tra i primi a mostrare un animale maschio con abiti femminili o un animale femmina vestita da uomo o con colori come il blu, all’epoca (ma per alcuni ancora oggi), ritenuto tipicamente maschile e fu il primo a mostrare personaggi poco comuni in racconti per bambini.

Un esempio sono i clochard, da lui chiamati “hobo”, che poi significa vagabondi: un lupo, un babbuino e una iena chiamati Lupokod, Lem Babbù e Jenaluna (Wolfgang Wolf, Benny Baboon e Harry Hyena). “Sono sempre allegri e spiritosi, aggiunge Huck, hanno un innato talento per combinare pasticci, ma in un’occasione sono addirittura degni di emulare Armstrong, Aldrin e Collins in un viaggio sulla Luna”.

Le storie di Richard Scarry – che ai più ricorderanno, pur essendo molto diverse, quelle di Beatrix Potter – hanno un intento che è sempre istruttivo e colpiscono perché non c’è la morale, ma a predominare è sempre l’umorismo, l’ironia e la ricchezza delle illustrazioni.

“Quando mio padre disegnava un animale, disegnava in realtà una persona con tutti i suoi pregi e difetti”, continua a spiegarci. “Gli piaceva mischiare tra loro i personaggi, i cani con le mucche, i topi con gli elefanti, i gatti con le papere, senza pensare ad eventuali diversità o differenze, ma la sua è stata sempre una diversità che non ha mai dato fastidio”. Sgobbonia o Busytown che dir si voglia, è una città ordinata in cui gli abitanti si rispettano tra loro e tutto funziona quasi alla perfezione. Una città ideale? – gli chiediamo. “Non so se è ideale, ci risponde lui, ma sicuramente un bel posto immaginario. Sicuramente non ci vivrei, perché avere tutto bello e che funziona, non è la vita. Nella vita ci sono anche le cose negative e gli errori, tutte quelle cose che ci fanno migliorare e crescere, ma nel caso di mio padre, ha fatto bene, perché lui doveva scrivere e illustrare libri per bambini, quindi in questo caso tutto questo non ha senso“.

Scarry junior – e lo chiamiamo così perché nonostante abbia quasi 66 anni, lui di anni, come ci confida, se ne sente sempre dieci – è stato già illustratore negli anni Novanta, sempre per Mondadori, di raccolte di acquarelli dedicate a diverse città italiane, da Roma a Napoli. Vive tra la Svizzera, Paese ospite alla fiera bolognese, e Vienna, ma quando può viaggia. “Ho avuto un’infanzia molto felice – ci racconta in un italiano perfetto – con due genitori favolosi che non mi hanno fatto mancare nulla, soprattutto l’affetto. Con mio padre facevamo tante cose insieme, perché nonostante fosse molto preso dal suo lavoro, riusciva sempre a ritagliarsi dei momenti da passare con me. Lo ricordo come una persona solare, un eterno ragazzo, un uomo molto divertente e dotato di grande sense of humour e fantasia”.

Cosa le ha insegnato? Gli chiediamo. “Sicuramente non a disegnare”, ci risponde lui con una risata. “Quello ho imparato a farlo da solo, mettendomi vicino a lui e osservandolo. Mi ha insegnato le buone maniere e il rispetto per gli altri ricordandomi di non perdere mai l’infanzia che abbiamo dentro. Si può, infatti, continuare ad essere adulti e conservare la stessa freschezza di quando si era bambini”. Huck Scarry oggi gestisce l’enorme eredità paterna, “che non è un peso, ma un piacere” e disegna anche lui. Suo padre gli dedicò anche uno dei personaggi più conosciuti, il gatto Sandrino, che non a caso si chiama con il suo soprannome, Huckle Cat, “Mio padre è riuscito a scrivere libri che ancora oggi sono letti in diverse parti del mondo da persone molto diverse tra loro che si sono tramandati per generazioni e generazioni. Questo è il suo segreto, ma a ben vedere, non è poi questa la magia dei libri?”.

 

Giuseppe Fantasia, Huffingtonpost, 04/04/2019