“Sono una creatura” (5 agosto 1916)

 

Come questa pietra

del S.Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata

Come questa pietra

È il mio pianto

che non si vede

La morte

si sconta

vivendo.

 

(G. Ungaretti, Valloncello di Cima Quarto, 5 agosto 1916, “I miti poesia”, Ed. Mondadori, 1996)

 

Ungaretti ama i versi scarni ma evocativi.

La pietra che tiene tra le mani, disteso in trincea, circondato da morte e paura, è come il groppo di lacrime che pesa sul suo cuore.

Così assurda la guerra, la crudeltà, così profonde le perdite che nemmeno il pianto porta consolazione.

La bellissima conclusione della poesia ci fa riflettere sul senso della vita.

L’uomo scopre la sua creaturalità, la sua debolezza, la sua fragilità.

Talvolta le sue esperienze sono drammatiche.

La sua morte comincia già mentre vive.

Dunque quando incontriamo un uomo o una donna provati dal dolore e dalla disperazione dobbiamo ricordare questo passo, per evitare inutili giudizi, moralismi, accuse, ipocrite consolazioni.

Chi soffre sta scontando la sua morte.

Si può solo stare in silenzio.

by ELISA_451

 

Giuseppe Ungaretti  1888-1970
Cenni biografici:
1888
Nasce ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Orfano di padre viene cresciuto con molte difficoltà dalla madre.
1912
Compiuti gli studi medi si iscrisse alla Sorbona e a Parigi frequentò gli artisti d’avanguardia Apollinaire, Picasso,Papini, Soffici e Palazzeschi. Essendo a favore dell’interventismo partì volontario per il Carso. In trincea capì di essere un poeta.
Sposato con Jeanne Dupois, insegnò dal 1936 al 1942,letteratura italiana all’università di S.Paolo (Brasile).
Ritornato in Italia, dopo la morte del figlio, ottenne la cattedra di letterartura contemporanea all’università di Roma.
1970
Muore a Milano.