«Sua Santità, una volta ha detto di essere aperto a una donna come successore. Giusto?», chiede la giornalista della Bbc in un’intervista in India al Dalai Lama. «Sì certo, potrebbe succedere. Ma deve essere bella, perché la gente non ha voglia di guardare una faccia da morta», risponde lui ridendo. È la terza volta che il premio Nobel per la Pace scivola, sempre sullo stesso argomento: le donne. Ed è anche la terza volta che il suo ufficio si vede costretto a rispondere alle accuse di misoginia e sessismo provenienti da tutto il mondo.

«Sua Santità non voleva offendere e si scusa. È un monaco di oltre 80 anni ed è sempre stato contrario all’ oggettivazione delle donne. E tuttavia – si legge nel comunicato – capita che a volte faccia dei commenti a caso, che potrebbero essere divertenti in un contesto diverso».

La giornalista della Bbc, Rajini Vaidyanathan, prova ad aggiustargli il tiro, inutilmente. «Ma Sua Santità, quello che conta è quello che abbiamo dentro».

«Entrambi», risponde secco il 14esimo leader spirituale dei buddisti tibetani. Il primo scivolone sulle donne lo fece nel 1992 con l’editore di Vogue: «Deve essere bella, se no è inutile». Il secondo, nel 2015, sempre alla Bbc ripetè lo stesso concetto: sì alla successione femminile, ma solo se ha un bell’ aspetto.
Le reazioni sono state tante e indignate. «Per me è cancellato», ha scritto l’editorialista del Guardian Jessica Valenti. «Siamo oltre il settimo sigillo dell’apocalisse», ha twittato la comica Sarah Silverman.

La successione del Dalai Lama avviene alla morte del precedente, per decisione di un consiglio di importanti monaci buddisti.

Raffaella Scuderi, la Repubblica, 3 luglio 2019