Una folla di migliaia di persone, venerdì 26 giugno (2019), si è riunita fuori dallo Stonewall Inn, bloccando le strade intorno al più famoso bar gay del mondo, per rendere omaggio ai pionieri che 50 anni fa hanno guidato la protesta che ha fatto nascere il moderno movimento per i diritti degli omosessuali.

La manifestazione si è svolta in una calda notte d’estate nel Greenwich Village, ed ha commemorato l’anniversario della rivolta di Stonewall. Intorno ad un palco, posto all’angolo tra Christopher Street e Waverly Place, le parrucche color caramello e le persone con abiti colorati si fondevano con un mare di bandiere arcobaleno.

Ma nell’atmosfera di festa, i sostenitori e i politici presenti, nelle loro riflessioni, hanno usato un tono battagliero, ricordando che ritenevano che la lotta per l’uguaglianza fosse tutt’altro che finita e che una serie di politiche nazionali e globali ancora discriminano la Comunità  LGBT.

Noi, come comunità LGBTQIA+ abbiamo bisogno di combattere ora, più che mai, perché i diritti della nostra comunità sono ancora rifiutati, ha dichiarato Marti Gould Cummings, attrice e attivista di New York City.

Perché le persone transgender ancora non sono autorizzate a prestare servizio militare (negli Usa); mentre 28 Stati degli Stati Uniti affermano che possiamo essere licenziati perché siamo come siamo; già sei donne trans di colore sono state uccise solo questo mese, è diventata come un’epidemia, perciò è ora di  lottare per la nostra comunità, ha affermato Cummings.

Un messaggio ripetuto da altri oratori e accolto con entusiasmo dalla folla.

Cinquant’anni fa, dei coraggiosi attivisti si sono fermati in questa strada e hanno combattuto”, ha ricordato Corey Johnson, come rappresentante del Consiglio comunale di New York, anche lui apertamente gay e sieropositivo, e dobbiamo Continuare a combattere.

Cathy Marino-Thomas, un’attivista di Gays Against Guns, ha ribadito che: Questo non è il momento di chiudersi in casa o di farsi prendere dalla paura, ma è il momento di agire“.

Durante la manifestazione, gli spettatori si sono mescolati ripetutamente tra loro, alcuni erano di fronte al palco ed ascoltavano intensamente, altri vagavano e fotografavano i luoghi o ammiravano la folla. Tutti rappresentavano la grande diversità del movimento LGBT, con una gamma diversissima di età, etnie, espressioni di genere e nazionalità.

[…]  Molte celebrazioni del Pride, incluso il World Pride, possono far risalire la loro origine agli scontri scoppiati tra la polizia e la folla che si trovava fuori dello Stonewall Inn, ed alle proteste che ne seguirono nei giorni successiovi.

Il bar, ora monumento nazionale, è diventato una destinazione turistica per coloro che cercano di onorare la storia LGBT. Anche Venerdì scorso, anche se la manifestazione era iniziata all’aperto, circa un centinaio di persone erano stipate al suo interno bevendo bibite e facendosi foto.

Siamo venuti a vedere questo luogo, questo memoriale che è conosciuto in tutto il mondo, almeno nella comunità gay, ha affermato Scott Douglas, 38 anni, un medico arrivato dall’Australia con il suo compagno, un ufficiale di polizia.

La rivolta di Stonewall è iniziata dopo la mezzanotte del 28 giugno 1969, quando gli agenti di polizia dell’ormai estinta Public Morals Squad (Squadra della Pubblica Morale) fecero irruzione nello Stonewall Inn. Era una calda notte d’estate e il bar, senza licenza per i liquori, era gremito.

Come avevano già fatto nei precedenti raid, le forze dell’ordine iniziarono ad arrestare i dipendenti  del bar, che secondo loro vendeva alcolici illegalmente. I clienti furono portati fuori dal bar, gli  agenti gli identificarono, controllarono che indossassero un abbigliamento consono al loro genere e chiesero che i travestiti si sottomettessero a delle ispezioni anatomiche (per appurarne il sesso reale).

Il comportamento degli agenti di polizia fece infuriare le persone LGBT, che già si sentivano ai margini della società e vedevano in un bar come lo Stonewall, un luogo sicuro. Quella notte la tensione, a lungo sopita, raggiunse il suo punto di massima ebollizione.

Mentre gli agenti portavano avanti il raid, un gruppo di spettatori schernì la polizia, gridando: Potere gay“. Il conflitto si intensificò, dopo che una donna resistette all’arresto e fu spinta in malo modo nel retro di un’auto della polizia. Alcuni iniziarono a gettare monete, pietre e bottiglie alla macchina della polizia e agli ufficiali.

Fu allora che la rivolta si trasformò in uno scontro. Quando la notizia dei disordini si diffuse, fu una chiamata alle armi per il movimento di liberazione omosessuale. Seguirono giorni e notti di proteste in strada, contrassegnate da scontri violenti.

Nei giorni successivi alle rivolte emerse un nuovo gruppo, il Fronte di liberazione omosessuale, che tenne le dimostrazioni che fecero emergere l’energia scatenata dai fatti di Stonewall. Nel primo anniversario della ribellione, quel gruppo ed altri si unirono alla Christopher Street Liberation Day March, che ora è considerata come la prima marcia da cui ha tratto origine il Pride di New York.

È stato l’inizio di un nuovo modo di essere attivisti omosessuali, in cui per la prima volta si è sfidato esplicitamente le realtà omofobe e transfobiche.

Ma, proprio mentre i gruppi per i diritti degli omosessuali stavano diventando una forza politica più forte, la comunità LGBT fu devastata dall’epidemia di AIDS. Gli attivisti colpiti dall’indifferenza percepita dei leader politici verso la malattia, iniziarono a combattere per il cambiamento.

Venerdì allo Stonewall, Anthony Zullo, 62 anni e cresciuto a New York City, ha ricordato la rivolta e si è detto entusiasta di vedere quante persone si erano riunite per onorare ch l’aveva vissuta. Ma ha ricordato a quanti stavano partecipando ai festeggiamenti che: “non si tratta di una festa, ma questo momento serve a ricordare l’importanza dei tuoi diritti e della tua libertà“.

 

Articolo di Michael Gold pubblicato sul sito del The New York Times (Stati Uniti) il 28 giugno 2019, liberamente tradotto da Innocenzo, www.gionata.org

Testo originale: Stonewall Uprising: 50 Years Later, a Celebration Blends Pride and Resistance