Un giorno una parola – commento a Levitico 19, 2

 

Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo
Levitico 19, 2

Rivestite l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità
Efesini 4, 24

 

Che la santità sia una questione di mantenere una certa distanza tanto dal divino quanto dall’umano è subito smentito dalle parole del nostro brano. Anzi, l’imperativo stesso commuta la distanza in vicinanza; noi poveri mortali, fragili creature capaci delle più grandi nefandezze e di bassezze inimmaginabili siamo chiamati e chiamate ad essere santi perché Dio è santo.

Infatti, la santità si manifesta nel non allontanarsi dalla comunità umana ma nell’esserne attivamente parte. Nel non distanziarsi dai nostri simili e dalle nostre simili ma nell’occuparcene attivamente, soprattutto per proteggere i più deboli e provvedere per coloro che sono maggiormente a rischio: i poveri, gli immigrati, le persone disabili. La santità cioè equivale a praticare la giustizia, pagare prontamente gli operai e fare funzionare i tribunali. Difficili essere santi tenendo la distanza.

Essere santi perché il Signore, il nostro Dio è santo, significa guardare da vicino quel Dio che non si è tenuto alla larga da un’umanità bisognosa ma si è avvicinato per fare un pezzo di strada insieme a noi. In Cristo Dio si è avvicinato a noi in modo che noi ci avviciniamo gli uni agli altri, portiamo i pesi gli uni degli altri, ci adoperiamo per la pace gli uni degli altri. In altre parole, praticando la giustizia siamo santi.

 

Elizabeth Green, Riforma.it, 18 maggio 2016

Elizabeth Green

Nata nel 1953 in Inghilterra , si è trasferita in Italia negli anni Settanta del secolo scorso. Protestante, ha studiata al seminario internazionale battista di Rüschlikon, Svizzera laureandosi con una tesi sul concetto di peccato nella teologia femminista (1983) e sul metodo di correlazione di David Tracy (1985). Ha ottenuto il dottorato in teologia presso l’Università Pontificia di Salamanca, Spagna con una tesi sull’interfaccia tra teologia, femminismo e ecologia.

Pastora dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia dal 1989, ha svolto il suo ministero in Puglie, Basilicata, Toscana. Attualmente è pastora delle chiese battiste di Cagliari e Carbonia. Ha insegnato presso la Facoltà Valdese di Teologia a Roma, il seminario battista di Rüschlikon, e ha tenuto la Thomas Burns Memorial Lectures presso l’Università di Otago, New Zealand.

E’ stata corresponsabile del Decennio di solidarietà delle chiese con le donne (1988-1998) per conto della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e vice presidente dell’Associazione Europea delle Donne Teologhe. E’ portavoce delle istanze della teologia femminista in ambito ecumenico a livello universitario e di base.

Formatasi sui testi delle prime teologhe femministe, Mary Daly, Rosemary Ruether e Elisabeth Schüssler Fiorenza, e facendo un uso eclettico del pensiero delle donne, si occupa soprattutto di ermeneutica e esegesi biblica, di cristianesimo e violenza sulle donne e di questioni di genere e sessualità in riferimento a Dio.

Tra le sue recenti pubblicazioni per ricordiamo: Dal silenzio alla parola. Storie di donne nella Bibbia (2007), Il Vangelo secondo Paolo (2009), Il filo tradito. Vent’anni di teologia femminista (2011), Padre nostro? Dio, genere, genitorialità. Alcune domande (2015), Cristianesimo e violenza contro le donne (2015)