Non è stato dichiarato nessun lutto nazionale. Questi si decretano per i militari morti sul campo, per i civili che han perso la vita in circostanze drammatiche o per i disastri naturali. Nessun lutto per Ani Guibahi Laurent Barthélémy (in italiano Lorenzo Bartolomeo), ragazzo quattordicenne morto assiderato nel carrello dell’aereo dove si era nascosto per il suo unico viaggio a Parigi.

Da Abdjan, la capitale della Costa d’Avorio, sono cinque o sei ore di volo e la temperatura può scendere, secondo gli specialisti, fino a 50 gradi sotto lo zero. Lorenzo Bartolomeo, studente della scuola media, è morto a quattordici anni mentre gli ignari passeggeri a bordo, come sempre accade, si industriavano a passare il tempo in attesa dell’arrivo. Lorenzo Bartolomeo è giunto con loro senza saperlo e forse senza volerlo.

Secondo le prime ricostruzioni dell’accaduto il ragazzo ha scavalcato il muro di cinta, si è nascosto nella sterpaglia che costeggia la pista e ha poi abbracciato il carrello dell’aereo che lo ha custodito fino all’arrivo. Uno studente semplice, piuttosto silenzioso e delicato. I genitori hanno dato l’allarme non vedendolo tornare a casa da scuola nel popolare quartiere di Yopougon, ad Abidjan.

Lui era partito senza sapere o forse aveva capito quanto gli altri non osavano neppure pensare. Un’altra vita diversa da quella che il destino, spesso cieco in Africa, gli aveva attribuito. Gli avevano detto, e lui stesso aveva visto chissà quante volte, degli aerei che si allontanano verso quel mondo che vedeva in televisione e di cui i pochi amici che aveva gli facevano immaginare. Il Plateau di Abdjan si vanta dei suoi grattacieli e la zona di Cocody delle ambasciate e delle residenze presidenziali.

A quattordici anni già sapeva come funziona il mondo che i suoi padri gli avevano affidato. Delle lotte per la Presidenza della Repubblica e la spartizione del paese in due ne aveva solo sentito parlare perché all’epoca era troppo piccolo per sapere. Col passare degli anni aveva capito che quelli che si trovavano in alto e i cui ritratti vedeva sorridenti nei manifesti delle campagne elettorali, avevano tradito lui e altri come lui.

Parlavano di cose che lui non immaginava neppure, perché le macroeconomie andavano molto bene ma i poveri, invece, aumentavano. Non aveva avuto il tempo per pensarci perché molto presto, poco dopo il decollo dell’aereo, alle 22 e 55 di quel giorno, era stanco e impaurito. Si era addormentato subito dopo e pensava a sua madre che avrebbe presto avuto notizie di lui e a suo padre che sarebbe stati fiero di avere un figlio che si sarebbe occupato di lui nella vecchiaia.

All’arrivo nell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, alle 6 del giorno seguente, il suo sonno era diventato senza fine e alle 6 e 40 è stato ritrovato, rannicchiato come fosse nel grembo della madre. L’ultimo caso, che come lui era stato trovato in condizioni simili, è stato nel 2013. Sono sette anni, numero biblico che indica pienezza e realizzazione di progetti che nessuno più osa immaginare impunemente. Tanto più che alcun giorno di lutto è stato finora decretato dalle autorità che, invece, si sono limitate a garantire maggiore sicurezza attorno all’aeroporto internazionale Houfouet Boigny della capitale economica.

Il ministro dei Trasporti ha assicurato che saranno allontanate le costruzioni e le ditte insediatesi attorno all’aeroporto e che potrebbero facilitare il ripetersi di tali avvenimenti. Nessuna parola di compassione o di biasimo per ciò che ha costituito il movente dell’ultimo viaggio di Lorenzo Bartolomeo. Fosse stata una persona onesta, sarebbe rimasto in silenzio, sarebbe andato a fare visita ai genitori del ragazzo e avrebbe proposto al Presidente della Repubblica di dichiarare 14 anni di lutto nazionale: l’età di Lorenzo Bartolomeo.

Il ministro non ha capito che il viaggio senza ritorno di Lorenzo Bartolmeo rappresenta una sconfitta per tutti. Per il suo Paese anzitutto, incapace di offrire un futuro per i piccoli. Poi per l’Africa, che si è lasciata trasformare in terreno di conquista per l’orrore neoliberale. Infine per l’altro mondo, l’Occidente, che tradisce ciò che distingue la civiltà dalla barbarie: l’ospitalità dello straniero.

Lorenzo Bartolomeo non è il primo e non sarà l’ultimo ad aver scavalcato un muro di cinta e non basterà rialzarli o aggiungere fili spinati per fermare la storia. L’inchiesta per la causa del sonno senza limiti di Lorenzo Bartolomeo, è stata affidata alla Gendarmeria dei trasporti aerei, Gta. Avrebbe dovuto essere stata invece affidata alla classe politica del paese.

Illuminante davvero il commento di un lettore all’articolo del giornale francese Le Figaro: “Non poteva restare a casa sua? Noi non ne vogliamo più”. La conclusione dell’inchiesta è già conclusa.

 

Mauro Armanino, Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2020