ROMA-ADISTA. Bene la bozza che prevede la regolarizzazione dei lavoratori stranieri, ma non basta: la platea dei destinatari del provvedimento «non può essere composta solamente dai lavoratori del comparto agricolo», ma deve essere ampliata anche ad altri lavoratori.

Lo sostiene la campagna Ero straniero (promossa fra gli altri da Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, Centro Astalli, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Federazione Chiese evangeliche in Italia, Acli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo).

La bozza di decreto, «che prevede la possibilità per i cittadini stranieri senza documenti di essere regolarizzati in seguito alla stipula di un contratto di lavoro, va finalmente incontro alla richiesta che da tempo come campagna Ero straniero rivolgiamo al governo», si legge nella nota della campagna, «anche attraverso una specifica proposta di legge popolare depositata alla Camera a fine 2017 e ora all’esame della I Commissione. Si tratta di una scelta di legalità e sicurezza ora più che mai necessaria, con effetti positivi molteplici. Si offre l’opportunità di vivere e lavorare legalmente a chi già si trova nel nostro Paese ma che, senza titolo di soggiorno, è spesso costretto a lavoro nero e sfruttamento. Si hanno maggiore controllo e contezza della presenza sui nostri territori di centinaia di migliaia di persone di cui oggi non sappiamo nulla, e quindi maggiore sicurezza per tutti, soprattutto nel periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Si ottengono nuove entrate fiscali e contributive, preziosissime, in questo momento e si va incontro alle richieste pressanti dei tanti datori di lavoro che, bisognosi di personale, non possono assumere persone senza documenti. Proprio su questo punto, però, emerge la necessità di un intervento migliorativo. La platea dei destinatari del provvedimento non può essere composta solamente dai lavoratori del comparto agricolo, dove certamente l’attuale mancanza di manodopera che rischia di compromettere la fornitura di generi alimentari ha creato una situazione di emergenza. Sono molti altri i settori della nostra economia che necessitano di un intervento di questo tipo, dalla logistica alla ristorazione, fino al lavoro domestico e ai servizi di cura. Centinaia di migliaia di colf e badanti si occupano dei nostri anziani e sappiamo essere per lo più donne straniere e senza documenti. Andrebbero poi ampliate le tipologie di contratto di lavoro emettibili con la procedura di emersione, senza il limite del tempo determinato, senza imporre contributi onerosi troppo alti e non sostenibili da parte di lavoratore e datore di lavoro e senza penalizzare i lavoratori stranieri che non riuscissero a finalizzare la propria domanda per motivi imputabili al datore di lavoro, destinati dalla bozza di provvedimento a ottenere sì un permesso di soggiorno, ma a perderlo comunque, anche in caso di nuova possibilità di assunzione, il 31 dicembre 2020.

Un provvedimento del genere, limitato nel tempo e a determinati settori, non andrebbe a intaccare il grosso dell’irregolarità e non contribuirebbe a combattere il fenomeno del lavoro nero nel nostro Paese. Il governo vada fino in fondo: servono soluzioni a lungo termine e più coraggiose».