Il Vangelo di oggi lo possiamo sintetizzare in questa espressione: “Non abbiate paura”…

Non abbiate paura di chi?

Paura degli uomini innanzitutto, perché essi sono nostri fratelli. Sono della nostra stessa pasta. Li riconosciamo in noi stessi. Prendere coscienza di questo è fondamentale perché vediamo come spesso questa paura dell’altro generi morte , violenza, esclusione .

Paura di Dio: egli infatti non è quell’onnipotente che da secoli invade il nostro immaginario. Egli, dice Gesù, è un Dio che ci ama. E’ un Dio com-pagno. Un Dio che, come abbiamo detto domenica scorsa, condivide con noi il pane.

L’immagine dei passeri è messa lì per rassicurarci. Dio si occupa di due animaletti insignificanti perché non dovrebbe farlo con noi? “Nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre celeste”!

Ma questa stessa immagine ci autorizza a pensare a un Dio che “può volere la vita o la morte” di ogni creatura della terra, a un Dio che muove i fili del mondo a suo arbitrio. Un Dio “burattinaio”…

Allora è ancora il Dio della paura! Gesù si sbagliava?

Il Vangelo in realtà non dice questo. La traduzione del passo è sbagliata… Il testo originale dice: “Uno (dei passeri) non cadrà a terra, lontano da Dio, cioè senza che lui sia partecipe. Senza che lui non lo noti!” (Scquizzato)

Dio dunque non “vuole” niente.  Nè per noi, nè contro di noi.

Questo Dio (il Dio che vuole!) lo conosciamo bene , è ancora lui che ingombra la nostra strada, che oscura il nostro spirito. E’ il Dio di cui sentiamo oggi più che mai, il bisogno di liberarci, perché ci rendiamo conto che non è altro che la sublimazione di tutte le nostre meschinità, che è ridotto a una proiezione della nostra sete di vendetta. Diventa cattivo come noi siamo cattivi. Orgoglioso come noi siamo orgogliosi. Violento come noi siamo violenti… (Balducci)

Il Dio re onnipotente, il Dio giudice, il Dio degli eserciti, il Dio dei vincitori!

E’ ormai diventato chiaro che, per maturare la nostra fede, per darle un senso , dobbiamo ridefinire la nostra immagine di Dio.

Per due motivi fondamentali:

Il primo è che per l’uomo post-moderno al quale la scienza ha dato inequivocabili risposte su molti aspetti della vita (evoluzionismo, psicologia, astronomia, biologia…) non è più accettabile descrivere la divinità come  centro dell’universo, come un deus ex-machina,  come “un theos” al quale imputare tutti gli accadimenti, il bene e il male, la vita e la morte…

Il secondo è che una rilettura della Bibbia non in senso letterale, ma storico critico, ha svelato una divinità che si spoglia delle sue definizioni, dei suoi verbi. dei suoi attributi, una divinità che semplicemente “è” (“Io sono colui che è”). E’ ormai chiaro infatti che gli autori biblici hanno usato, per definire il divino, un linguaggio simbolico contestuale al loro tempo, alla loro cultura (pre-scientifica), alla loro visione del mondo.

Dunque è necessario togliere ogni incrostazione mitologica alla nostra fede se vogliamo incamminarci verso un rapporto autentico con Dio.

Dobbiamo innanzitutto riconciliarci con un Dio debole e impotente. Un Dio che non può” fare nulla”, di cui non si deve parlare, di cui non si può fare dottrina,  né si può costringere in un dogma, che non si può usare per” giustificare” le proprie scelte. Anche quelle ingiustificabili.

Dobbiamo accettare di vivere “come se Dio non ci fosse”, nel senso che non dobbiamo più “rifugiarci in lui”, delegare esclusivamente a lui il compito della salvezza. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità nella storia!

Dobbiamo uscire dalla “religione”, per recuperare la vera novità del cristianesimo. Le “religioni”(tutte) infatti, hanno sempre cercato di stabilire una strada “verso dio” ( giustificando dunque la creazione di un dio/idolo da adorare),  mentre il discorso di Gesù  parla esclusivamente della strada percorsa da Dio “verso l’ uomo”.  Bonhoeffer.

E’ il  rabbi di Nazareth,  il mezzo attraverso cui Dio parla di se stesso.

Gesù ci racconta un Dio “con” noi, che perdona , che pacifica, che sta con i poveri e gli esclusi , che vive con i peccatori. Un Dio inclusivo. Un Dio crocifisso coi crocifissi dalla storia.

Ci racconta un Dio che è un appello infinito alla ricerca della giustizia e della pace. E’ un Dio che ci coinvolge nella continua creazione del mondo. Che crede nella nostra capacità di realizzare il Regno, nonostante tutto. Che stima la nostra intelligenza, che favorisce la nostra libertà!

Ci racconta un Dio che oltrepassa il tempio, le etnie, i generi, le religioni, per essere di tutti e con tutti.

Questa ridefinizione è fondamentale per ridare al vangelo la sua verità, per far si che l’uomo di oggi vi trovi risposte, stimoli e speranza.

Non è come afferma un certo fondamentalismo religioso, un tentativo di piegare Dio al mondo, ma piuttosto di far incontrare il mondo con Dio.

 

don Paolo Zambaldi