Chi mi conosce sa che ho una certa allergia ai preti che, nelle loro omelie o discorsi, attingono al genere “orrido” dei fattarelli e degli aneddoti tratti dalla propria vita privata.  
Nella maggior parte dei casi infatti questi “esempietti” risultano stucchevoli, moralizzanti   e scelti “ad hoc”

 

Ma per affrontare il tema della religione insegnata a scuola, vorrei partire proprio da quella che è la mia esperienza personale.

 

Infatti quando si affronta questo argomento, ancora irrisolto nella  nostra Chiesa e nella nostra società, il mio pensiero corre immediatamente al periodo della mia formazione.

 

Fin dalle prime ore di religione a scuola ho capito che qualcosa non andava. Che il discorso era superficiale e lontano dalla realtà. Che rappresentava un’appendice insignificante nel quadro delle materie scolastiche.

 

Negli anni successivi, trascorsi tra scuole pubbliche e cattoliche,  ho incontrato (attraverso le parole dei miei insegnanti), una chiesa che non aveva ancora digerito   l’era costantiniana, la rivoluzione francese, l’illuminismo, la riforma protestante e nemmeno il Concilio Vaticano II! Una chiesa che voleva solo imporsi come “religione di stato”, nonostante la sua progressiva insignificanza storico-politica, nonostante la grave crisi di credibilità che questo suo atteggiamento le creava.

 

Quello che mi è stato trasmesso in tredici anni di” ore di religione” non mi ha certo portato dove sono ora. Né ha influito sul mio essere uomo, cristiano, presbitero..!

 

Quello che invece è stato trasmesso a me e a tutta la mia generazione è stata solo l’idea perversa che la “religione cattolica” non fosse una questione di scelta, di adesione al vangelo, ma un fatto tradizional/culturale, un’appartenenza d’ufficio (ben riassunta nel motto Dio, patria e famiglia di destrorsa memoria).

 

Oggi nulla è cambiato. Davvero si vuole continuare su questa strada mortificante e perversa? Pare di sì.

 

Giorgio Gaber proclamava in La Democrazia (1997/1998):

 

“Io da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita. Come uno che appena nasce è cattolico apostolico romano. Cattolico pazienza, apostolico non so cosa vuol dire, ma anche romano…”

 

Però io mi ricordo di tanti compagni e compagne di scuola non credenti, di altre religioni o confessioni…

 

Certo, I sostenitori della religione di Stato, mi risponderebbero: “Ma no!!! Guarda che ti sbagli, l’ora di religione fa bene a tutti…”

 

Facile… una comoda via di fuga!

 

Non possiamo più tollerare i crocifissi appesi dappertutto: aule magne, classi, uffici postali, aule di tribunale, banche…

 

La religione di Stato è finita… grazie a Dio!

 

O forse no? 
Nella mente di tanti cristiani, sacerdoti e laici, essa ricopre ancora ruolo centrale, oserei dire cardinale.

 

Dobbiamo abbandonare questo tipo di ragionamento per collocarci  in un futuro possibile come Chiesa… e soprattutto come persone pensanti!
don Paolo Zambaldi