Dimmi… e la fede?

Mi chiedo cosa sia per me la fede e quale spazio occupa nella mia vita. Sono andata a riguardarmi l’origine della parola “fede” su Wikipedia …  “fede etimologicamente derivato dal latino fidere, fidarsi ”

La parola “fidarsi” mi rigira in bocca come una caramella da gustare.

Ripenso all’approccio alla fede così come mi è stato inculcato fin da piccola: “Tu sei un buon credente se segui i comandamenti. Solo così potrai piacere a Dio e fare la Sua volontà.” E per anni io sono andata avanti seguendo queste indicazioni… fino ad ora che ho raggiunto, finalmente, l’età del dubbio e del ragionamento.

Mi piacciono sempre meno le “regole”. Ecco la parola “regola” mi risulta ostica e dura… come un palo conficcato in gola,che mi soffoca.

Ma allora mi chiedo… se le regole mi vanno strette, con che cosa vado avanti? Non certo imboccando la strada dell’anarchia disordinata!

E allora, ragionando, mi sono detta che la fede, intesa come fiducia, poteva accompagnarmi meglio nella ricerca.

Allora le “regole” diventano “inviti” “consigli” che Dio, come Padre buono ed attento a me, mi propone, lasciandomi libera di rifletterci sopra e scegliere cosa fare. E se io mi dichiaro veramente figlia e credo nell’interesse di Dio nei miei confronti, allora la prospettiva cambia.

L’avere fede, fidarsi di qualcuno che vuole il tuo benessere allora diventa la naturale conseguenza del mio rapporto con Dio,dando senso a quello che faccio nel mio percorso spirituale,ma anche in tutto il mio agire.

Non mi sento più addosso i vincoli del “devi fare così”, ma la libertà del “faccio così in piena libertà”.

Questo mi ha aiutato e mi aiuta ad abbandonare gli “inutili fardelli”,che spesso si intendono come incarnati nel tuo percorso di fede, ma servono a distrarti dall’essenziale! E così, alleggerita, posso camminare meglio e posso anche permettermi di ragionare in merito alle cose che mi fanno dubitare.

Le fede, intesa come fiducia, mi ha ridonato la libertà di sentirmi figlia di un Padre attento e pieno d’amore. E ho la consapevolezza delle sue braccia pronte ad accogliermi,della sua costante attenzione e presenza nei miei momenti difficili, concretamente e non come “principio enunciato a fior di labbra”.

 

Antonietta