Il “commento dell’ospite” di Kai Sander, professore di dogmatica e teologia fondamentale (Paderborn, Germania)

 

Cosa accadrà alla Chiesa nella”tempesta” che la agita? La “bagarre” tra conservatori e riformatori la attraversa scuotendola ed è, allo stesso tempo, coinvolta nei conflitti di un mondo che sta cambiando molto velocemente… Come uscirne? Kai G. Sander, docente di dogmatica di Paderborn, racconta come la Chiesa deve cambiare e quale “habitus” deve abbandonare.

 

Stiamo vivendo un tempo di grandi cambiamenti e si naviga, come si suol dire, in “acque tormentate”! Questa è la realtà odierna per la nostra Chiesa e, soprattutto, per coloro che sono chiamati a tenerne il timone, quello della “nave di Pietro”, una nave che “si autodefinisce comunità dei credenti”. Fattori esterni come l’inarrestabile pluralismo che si fa avanti a livello sociale, e una nuova “cultura digitale” che fa sentire forte e chiaro il suo dissenso e la sua indignazione (anche per certi comportamenti e modi di essere ecclesiali!), stanno creando pericolosi “vortici”.

Bisogna poi fare i conti con le correnti interne: il conflitto tra cattolici riformisti e nostalgici difensori ad oltranza di una Chiesa tutta basata sulla tradizione… Due tendenze opposte che però, osservandole bene nel loro interagire attuale, finiscono quasi per annullarsi a vicenda e bloccano ogni possibilità di movimento, sia esso in avanti o all’indietro… creando una sorta di “stallo permanente”.

Questa situazione è irritante, paralizzante ed è nociva a tutti i livelli: negli ambienti familiari così comefutunei consigli parrocchiali; nelle conferenze episcopali nazionali e persino nelle dichiarazioni, spesso contraddittorie, della Santa Sede. Infatti anche a Roma, dove riformisti e conservatori sono seduti fianco a fianco, essi duellano alacremente l’uno contro l’altro.

 

Una vera e propria “ri-forma” del cristianesimo

 

Affermazioni, critiche, smentite piovono da entrambi gli schieramenti “rincorrendosi nella grande foresta mediatica” e lasciando l’impressione che l’unica santa Chiesa, che dovrebbe parlare con una sola voce in tutto il mondo, non sia più capace di affrontare le sfide di una società fortemente individualizzata e dove l’opinione del singolo conta molto di più. Coloro che vorrebbero essere i “liberatori”, così come i conservatori, investono molti sforzi nella Chiesa che è “da pensare in modo nuovo” oppure “semplicemente da conservare e difendere”. Ma in questo modo l’energia che sarebbe necessaria per integrare il cristianesimo nel mondo moderno si esaurisce nel tentativo di salvare le rovine (certo fa impressione dirlo!) delle epoche passate.

La radicale trasformazione dell’umanità, attualmente segnata da tendenze del tutto opposte – globalizzazione e regionalizzazione; digitalizzazione omologante e amplificazione dell’individualità; culto della libertà e, contemporaneo, allontanamento dai processi democratici; fiducia nel progresso e paura per il futuro (soprattutto a livello ecologico!)… Tutto questo richiede che anche il nostro definirci cristiani cristiano viva una vera e propria “ri-forma”.

 

Nessuna burocrazia e nessuna innovazione “decretata dall’alto” può più funzionare…

 

Le persone, che non si vedono più come meri sottoposti, non hanno più bisogno di una “Mater et Magistra” come asilo spirituale; non più burocrazia e autoritarismo, non più soluzioni/riforme “decretate dall’alto”, ma vera ispirazione, orientamento e libertà creativa e organizzativa… sull’unica base della bimillenaria tradizione di voler costruire ponti tra Dio e l’uomo. “Dio chiama il suo popolo a raccolta” – ma questa comunione deve offrire qualcosa di più che stare fianco a fianco sulla lista della Kirchensteuer (la tassa che ogni cattolico tedesco è tenuto a versare alla Chiesa e che la finanzia).

Solo dove ci troviamo “l’uno per l’altro” qualcosa cambia veramente… allora ci apparteniamo, ci conosciamo e ci accettiamo; allora Cristo può davvero diventare tangibile in mezzo a noi – anche nel sacramento. Tale comunione deve crescere dal basso, unire coloro che si lasciano “toccare” e “chiamare” a livello personale dal Vangelo… Essa renderà possibile l’esperienza “di un paradiso in terra” – e allora il 90% delle domande che ora ci affliggono e ci tolgono energie, semplicemente non si porrebbero più!

 

Kai Sander, Kirche+Leben, 25.08.2020

Articolo originale: https://www.kirche-und-leben.de/artikel/warum-die-kirche-von-unten-neu-wachsen-muss

(Liberamente tradotto da don Paolo Zambaldi)

 

Kai G. Sander (*1963) è professore di Dogmatica e Teologia Fondamentale presso il Dipartimento di Teologia dell’Università Cattolica della Renania Settentrionale-Vestfalia, dipartimento di Paderborn, dal 2004. Dal 2016 è anche preside del dipartimento di “Teologia sistematica”.